Taglio parlamentari, ora i partiti provano a salvarsi le poltrone.

raggiunto il quorum per il referendum costituzionale

L’annuncio dei promotori Nannicini (Pd), Cangini e Pagano (Fi): “Una buona notizia, l’ultima parola spetterà ai cittadini”. Solo due mesi fa la Camera aveva votato quasi all’unanimità per la riduzione degli eletti. Il primo a sostenerli: il leader leghista Matteo Salvini. In questo modo si allunga la vita anche al governo: difficile che i politici siano pronti a tornare alle urne prima che la riforma entri in vigore o che si sia data la possibilità ai cittadini di esprimersi sul punto

Taglio parlamentari, ora i partiti provano a salvarsi le poltrone. 1

Taglio parlamentari è legge: Montecitorio approva con 553 Sì. Di Maio: “Fatto storico, saremo leali su contrappesi”. Conte: “Riforma riduce i costi e darà più efficienza”

Taglio parlamentari, ora i partiti provano a salvarsi le poltrone. 2

Giachetti: “Voto sì, ma raccolgo firme per referendum contro. Questa riforma è scalpo per soddisfare i peggiori istinti”

I partiti provano il tutto per tutto per salvarsi le poltrone: meno di due mesi dopo aver votato per la legge costituzionale che taglia i parlamentari, i senatori sono riusciti a raccogliere le 64 firme necessarie per chiedere un referendum confermativo e bloccare la riforma.

Spente le telecamere sulle Aule, sono iniziate le manovre per annullare l’intervento. Con un duplice effetto: salvarsi il posto in Parlamento, ma anche allontanare lo spettro del voto anticipato. Se si andasse a votare ora infatti, la riforma non varrebbe perché prima si deve attendere lo svolgimento della consultazione. Uno scenario poco favorevole per il M5s (promotore del taglio), ma anche per gli altri partiti che dovrebbero giustificare il tentativo di salvare più poltrone possibile davanti agli occhi degli elettori.

Le firme per chiedere il referendum sono trasversali. Tra gli altri ad esempio figurano due ex 5 stelle: Gregorio De Falco e Paola Nugnes. Entrambi in Aula avevano votato contro la riforma a luglio 2019. 

C’è poi appunto Cangini, senatore Fi ed ex direttore di Resto del Carlino e Quotidiano nazionale, che a febbraio scorso non ha partecipato al voto. Così come il dem Nannicini.

Ha fatto campagna per raccogliere le firme anche Roberto Giachetti, deputato di Italia viva: in Aula ad ottobre ha votato a favore del taglio, ma usò lo spazio destinato alle dichiarazione spontanee per annunciare la sua contrarietà e l’intenzione di farsi promotore di un referendum per smontare la riforma. E così ha fatto, aiutando il gruppo di senatori ad arrivare al quorum.

Siamo un paese malato…

  • Leave Comments